La più Inquieta Sposa
di Venti e di Maree ribelli.
La più Folle Creatrice
di Tele astratte e Parole mai dimenticate.
La più Fiera Signora
di Vetri infranti e Nodi custoditi in un cassetto.
La più Eccentrica Regina
di Idealismi e Sogni
senza corona e senza terra.
Semplicemente.
.:: Strega di Spuma Marina e di Conchiglie ::.

"Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare. ..Ma soprattutto: il mare chiama. ..Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti. ..Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."
(A.Baricco "Oceano Mare")

La felicità
ha un suono impercettibile.
Zucchero nel buio,
come le tue mani.
.:: StregaDelMare ::.



.::Maree Passate::.


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Si sono già avventurati in questi Abissi
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.. e il mio Ascendente::.

giovedì, 24 febbraio 2005
 

Tocca a lui adesso - Terza e Ultima Parte

*Music: Welcome To My Truth (Anastacia)

> Non rispondesti subito, lo lasciasti squillare per un po’.
Mi sembra il minimo.
- Come stai? -
" Uh, bene. Bene davvero. "
Però. Mai pensato di fare l’attrice?
[…]
- Sei a Firenze? -
" Certo. Domani ospedale.
E comunque è un bel po’ che non torno, neanche il fine settimana.
Sono rimasta quasi sempre qui. "
- Sai, un sabato notte ti ho visto.. eri in macchina ferma al semaforo
vicino casa mia con una tua amica, io stavo attraversando.. -
" Possibile. "
- Volevo avvicinarmi, chiamarti..
poi ho pensato che se l’avessi fatto mi avresti mandato
clamorosamente a fanculo.. -
" Sì, in effetti non avevi pensato male.
Ti avrei proprio mandato a fanculo. "
- Magari mi avresti anche messo sotto eh? -
" Ora non esageriamo. Sono sempre un medico,
e non mi sarei mai sporcata la fedina penale per investire te. "
Dio, com’eri gelida.
[…]
- Vorrei che potessimo vederci, se ritorni..
Vorrei parlarti.. -
" Torno soltanto se ho un buon motivo per tornare. "
- Allora.. il messaggio che mi hai scritto.. voglio dire… -
" Lo so che cosa vuoi dire, e la risposta è sì.
Sì lo pensavo sul serio.
Perché io, quando faccio qualcosa,
lo faccio perché lo sento, perché ci credo, perché è vero.
Non ho mai fatto nulla così tanto per fare.
Io.
A differenza di qualcun altro. -
Non ti smuovevi di un millimetro.
[…]
- Per me non è mai stato un teatrino, mai.
Se ti ricordi ti dissi che non volevo perderti.
E non volevo perderti, non volevo.
E invece è l’unica cosa che sono riuscito a fare. -
" Lo sai che ci metto sempre tanto a chiudere una porta.
Ma sai anche che quando la chiudo non la riapro più. "
- Lo so.. infatti. -
" Infatti vedi di non farmela chiudere del tutto, quando ritorno. "
- Allora ritorni!!! -
Non aggiungesti nulla.
Saluti sbiaditi, e chiudesti la conversazione.
Certo che saresti tornata.
Colpa di quel lato del tuo carattere che non ti permette
di andare oltre le cose finché non le hai sviscerate fino in fondo,
scovate carpite succhiate denudate.
Sei fatta così. Non sei mai riuscita a voltare una pagina
prima che ogni parola abbia trovato voce,
e ogni figura la giusta collocazione.
Certo che saresti tornata.
Ma lui avrebbe dovuto aspettare.
Mica penserà che mi precipiterò immediatamente da lui
dimenticando tutto, come se nulla fosse successo?
Come se non mi avesse fatto così male?
Era il giorno prima della vigilia di Natale quando vi rivedeste.
Ore 15. Giardino sotto casa tua.
Decidesti tu, e in quel modo ti sembrò la scelta più formale.
Ti fermasti su una panchina stretta nel tuo cappotto di lana
e nella tua convinzione di restare eterea, lontana, distaccata,
gambe accavallate, un libro di astrologia sulle ginocchia.
Arrivò, e ti si mise a sedere accanto.
" Vedi di non avvicinarti troppo se no mi sposto sull’altra panchina. "
Lentamente cominciaste a parlare,
e come stai e tu, come va il lavoro e tu, novità e tu.
Lui ti guardava, seguiva il tuo profilo senza perderne un granello,
le tue ciglia i tuoi zigomi il tuo collo i tuoi capelli,
i giochi che il sole intrufolandosi tra gli alberi ti dipingeva addosso.
Tu fissavi un punto indefinito all’orizzonte,
o i tuoi stivali, o quei ragazzini chiassosi sui loro motorini,
senza voltarti, voce pacata ma decisa, diretta.
A un tratto si alzò, frenetico, inquieto,
con la tensione di un cielo carico di elettricità
un attimo prima del temporale,
e l’agitazione di chi ha schiere di frasi confuse in testa
a graffiarsi, mordersi, cercando una via d’uscita.
- C’è una cosa che devo dirti prima di tutto il resto..
una cosa che devi sapere, e devi saperla adesso, da me,
prima che tu venga a scoprirla più avanti o in un altro modo.. -
Ecco, ci siamo, su.
Ora mi dirà che c’è un’altra nella sua vita,
che c’era già prima,
che c’era quando stavamo insieme,
che mi ha piantato per lei,
e che ho un cesto di corna in capo degno di una renna.
- Mi hanno buttato fuori di casa. -
" Che cosa?? "
- Sì. Cioè, me ne sono andato io, per forza, è che.. se non avesse alzato le mani.. -
" No, no, un attimo. Aspetta. Chi?
Vuoi spiegarmi bene? Non capisco. "
Un litigio terribile col fratello più grande, l’ennesimo,
ma stavolta ogni argine era stato superato in maniera irreparabile.
- E’ come mio padre, come mio padre.. -
ripeteva coi pugni stretti e gli occhi incrinati, e tu ascoltavi muta,
lui, suo padre - stipato in quella ferita d’ira e di veleno -
non lo nominava mai, farlo significava riaprirla, ravvivarla,
sangue che brucia sotto frustate d’acido.
" E ora dove stai? "
- Un po’ da Fabio, un po’ da Fiz, un po’ in albergo..
mi sto cercando una casa ma è un gran casino, i soldi, le feste..
ma devo trovarla in fretta, hanno già fatto tanto per me. -
 E come le foglie che, quel pomeriggio, gocciolavano quiete dagli alberi
intrecciando un morbido tappeto d’umidità e memoria ai vostri piedi,
così, pian piano, a piccoli passi tra i sapori e le luci del Natale,
gli equivoci scolorirono, i nodi si slegarono,
e ogni frammento ritrovò l’esatta posizione nel suo spazio vuoto.
" Perché sei sparito? Perché? "
Era successo tutto così in fretta. Tutto così insieme.
E uno.
- Una mattina sono andato a lavoro e il mio capo mi aspettava per licenziarmi.
Senza un cazzo di preavviso. Senza un cazzo di motivo. -
" Ma hai sempre lavorato come un mulo.. "
- Appunto. -
" E adesso? "
- Ne ho trovato un altro, per fortuna. -
E due.
- E poi lei.. bisognava soltanto chiudere tutto come due adulti,
e invece non sono state che le solite litigate.. 2 anni buttati nel cesso. -
" Lei Eleonora? "
- Sì.. -
" L’hai rivista quindi. "
- Sì ma te lo giuro, non è successo niente. Niente.
Ci eravamo lasciati molto male, ricordi?
Dovevamo solo trovare una conclusione civile. -
" Trovata? "
- Più o meno. Ma va bene così. Basta così. -
E tre.
- E per finire il disastro a casa. -
E il cerchio si era chiuso.
Eri combattuta, divisa, due voci sincrone dentro di te
scalpitavano uggiose per predominare l’una sull’altra
e io che avevo pensato male
 ma mi ha ferito.. quanto mi ha ferito
e come posso non tendergli la mano
ma se fidarmi fosse un errore
" Ma perché non mi hai detto nulla, cazzo perché? "
- Non lo so.. non lo so.. Non capivo più niente,
era solo una merda, non riuscivo a badare a me stesso.
Come avrei potuto badare a te, aver cura di te? -
" Dovevi parlarmene. Parlarmene. Sarebbe stato più facile.
Se mi avessi spiegato subito ogni cosa.
Anche di lei. Sì, anche di lei.
Se mi avessi detto che c’erano ancora problemi,
che dovevi vederla, avrei capito. 2 anni sono tanto tempo,
mi sembra lecito che non svaniscano in un soffio.
Te lo dico adesso, e vedi di impararlo, questo, di me.
Non è sentire la verità che mi fa impazzire, per quanto sia pesante.
E’ non avere una parola, un motivo, una spiegazione. "
Perché non riuscivi a scappare, a fuggire veloce,
dissolvendoti nella scia del tuo profumo,
sciogliendoti come bianca spuma sulla sabbia,
lasciando di te solo l’orma argentea del tuo passaggio,
come avevi sempre fatto?
Le tue risposte le avevi avute,
e allora che cosa aspettavi ancora?
Che cosa cercavi? Che cosa volevi?
- Grazie, grazie davvero.
Di tutto quello che fai per me. Di tutto.
Sono stato solo uno stupido idiota a lasciarti andar via. -
" Non farti illusioni. Mi hai fatto male, e lo sai.
Non sono un’ingenua. Non ho dimenticato.
Non dimenticherò.
E non sarà facile riavere la mia fiducia. "

No, non hai dimenticato. Né lo farai.
E non è per niente facile riguadagnarsi la tua fiducia.
Ma.
Giorno per giorno, pezzo dopo pezzo,
lui ci prova,
in ogni più piccolo gesto sorpresa scherzo carezza,
slancio travolgente o vellutato abbraccio.
" Sai, oggi ripensavo alla sera che ci siamo conosciuti.
E’ che mi sembra passato un secolo. E forse tu neanche la ricordi. "
- Certo che me la ricordo.
L’unica cosa che ho dimenticato è quello che avevo mangiato. -
" […] Ricordo che mi fissavi, e mi chiedevo se fosse perché
mi ero sbrodolata con la pizza o perché mi si era sbavato il rossetto. "
- No. Niente di tutto quello.
Ero rimasto incantato dai tuoi occhioni bellissimi. -
E intanto.
Giorno per giorno, pezzo dopo pezzo,
tu vernici,
con le chiassose pennellate della tua allegria,
gli oscuri spettri del passato che gli infestano le notti e i silenzi.
- Sai, ogni volta che ridiamo così, che mi fai ridere così,
mi rendo ancora più conto di quanto mi manchi quando non sei qui.
Stai diventando una persona davvero importante nella mia vita. -
Chi l’avrebbe mai detto.
Lui no. Forse.
Tu no. Sicuramente.
Nemmeno io. In effetti. Touchè.
Eppure ora ne sono passati quasi altri due, di mesi,
e siete ancora insieme.
E lui ancora ti ripete, stringendoti,
- Grazie.. -
       " E di che? "       
- Perché mi stai vicino. -
Ma tu l’hai sognato di nuovo, l'altra notte, è così?
Sì. L’ho sognato. Di nuovo.
Il mio piccolo re.
Me ne vuoi parlare? Ti va?
Forse ti farà bene.
Riesco a ricordare pochissimo..
mi aveva visto con lui, aveva saputo di noi.
E poi?
Poi mi ricordo che eravamo di fronte,e a un tratto
 io mi voltavo di spalle, e facevo per andarmene.
E?
E lui mi afferrava, le sue braccia intorno alla mia vita.
Il suo viso appoggiato alla mia schiena.
Mi sembrava di sentirli davvero..
mi sembra di sentirli ancora.
Uno slancio estremo, una stretta densa di parole,
potevo udirle chiaramente anche se scaturite da un gesto
senza alcuna emissione di voce
- Aspetta, non te ne andare.. -
Io mi fermavo. E lo guardavo.
E lui?
Lui mi diceva qualcosa che non ricordo,
solo una frase mi è rimasta davanti
- Mi chiamerai di nuovo? -
E tu, tu?
Continuavo a puntargli gli occhi addosso
" No, non lo farò. Non adesso. " rispondevo
" Te ne ho date tante vinte io.
Credo che per una volta spetti a te. Per una volta. "
E di getto ti sei svegliata, sedendoti sul letto,
coperta incastonata tra le dita, respiro soffocato in uno spasmo.
Ci hai messo qualche secondo a capire dove ti trovavi,
anche se eri a casa tua.
Poi ti sei voltata, e l’hai visto.
Era lì, il tuo cavaliere, accanto a te,
perso nei meandri del suo sonno e dei suoi sogni.
Hai sorriso, mentre un velo di pioggia salata
ti offuscava lo sguardo.
Non si è accorto di nulla..
Ti sei sdraiata di nuovo, hai chiuso le palpebre,
e hai scongiurato di riaddormentarti in fretta.

“ Musica dai suona più forte,
non voglio sentire quello che non riesco a capire […]
E non mi chiedere come farò, io non lo so,
perché l’unica risposta che ora sento è una domanda,
che ne sarà di noi, che ne sarà di quel che ieri eri tu.
Forse sarà che poi perdendoci ci ritroviamo.
E ora lo so che non si annega quelle volte che non c’é un perché,
come la vela sul mare che si spiega io mi lascerò portare fino a che..
Non mi chiedere più come farò, non lo so,
perché l’unica risposta che ora conta è una domanda,
che ne sarà di noi, che ne sarà di quel che ieri eri tu.
Forse sarà che poi perdendoci ci ritroviamo. Ci ritroviamo.
(G. Grignani “Che Ne Sarà Di Noi”)

Ti manca, vero?
Il tuo piccolo re.
Può non mancarti una parte di te?
Una parte così GRANDE di te?
Può?
Forza dimmelo, tu che sai sempre tutto, dimmelo.
Certo che mi manca.  Mi manca da morire.
Da morire.
Scusami, ho davvero esagerato stavolta.
No. Non so sempre tutto, purtroppo.
So che una storia come quella che state vivendo
tu non l’hai mai vissuta.
So che di uomini un po’ ne hai avuti,
ma nessuno ti ha mai dato quello che ti sta dando lui.
So che sei sempre fuggita, dietro al vento e dentro al vento,
così dannatamente in fretta, prima che fosse troppo tardi,
e nessuno è mai riuscito a fermarti come ha fatto lui.
So che anche adesso l’hai sentito chiamarti, il vento,
e hai avuto paura.
Paura di vedere te stessa fargli del male.
So che non accadrà mai,
e attenderai che lo faccia lui prima di farlo tu.
No. Non so sempre tutto.
So solamente che.
Che lui aveva bisogno di un arcobaleno finalmente a rischiarare il cielo
e quell’arcobaleno lo sta trovando in te.
Che tu, anche tu, hai bisogno di sentirti desiderata, voluta, cercata.
Hai bisogno di sentirti amata. E ne hai bisogno adesso.
Forse un po’ te lo meriti. Adesso.
E LO SO PERCHE' IO SONO TE.
E allora non pensare al futuro, non pensare neanche a domani.
Immergiti in questo momento come una rosa
che apre i suoi petali per un unico giorno di sole.
Come una farfalla che dischiude le ali per un unico giorno di volo.
Ora dopo ora, senza interrogativi e torture, solo col piacere di vivervi.
Insieme.

- Rifallo. -
" Che cosa? "
- Sorridere come stavi facendo. -
" Oddio, perché? Mi è rimasto qualcosa in mezzo ai denti?? "
- Scema.. Perché hai un sorriso bellissimo.
E voglio vederlo ancora. -

“ Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e volerne altri cento,
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai […]
E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai […] “
(F. De Andrè “Amore Che Vieni, Amore Che Vai”) <



Affidato alle Onde da StregaDelMare alle 23:12 .:commenti (15):.



mercoledì, 16 febbraio 2005
 

Tocca a lui adesso - Seconda Parte -

*Music: She Will Be Loved (Maroon5)

> < Appunto. Il giorno dopo. >
Lui aveva dormito poco più di 3 ore per rivedere te, eppure
la prima cosa che fece quando si svegliò fu mandarti il suo buongiorno.
Tu pensasti c’è qualcosa che sta cambiando, ma non ti tirasti indietro.
E qualcosa cambiò.
Non so esattamente quando accadde, e probabilmente un istante preciso non ci fu,
perché, tra voi, nulla è mai stato tratteggiato calcolato soffuso ponderato,
mettervi di fronte è come buttare una sigaretta accanto a una chiazza di benzina,
tuffarsi per metri e metri sotto l’acqua senza il sostegno dell’ossigeno,
accendere un falò su una distesa d’erba secca in pieno vento.
Quando uscì da lavoro lo passasti a prendere, e mi sembra ancora di vedervi,
accovacciati per terra davanti a quella cesta colma di incensi
per poi uscire dal negozio con 2 sacchetti pieni,
o seduti di fronte a quelle enormi coppe di gelato - lo sa che ne vai pazza -
mentre a vicenda vi scambiavate i gusti e i bocconi mancanti delle vostre vite.
- […] Mi piaci proprio tanto […] Davvero sto bene in tua compagnia
[…] Sei semplicemente meravigliosa -
< E quella giornata insieme al mare. >
Lui disse che era un po’ che non ci andava,
e che gli avrebbe fatto piacere accompagnarti, se tu avessi voluto.
Tu pensasti lo so quello che sta per succedere, ma non ti tirasti indietro.
E quello che stava per succedere successe.
Seduti sugli asciugamani avevate intrapreso un gioco piuttosto stupido,
ricordare l’origine e la storia delle proprie cicatrici.
- E questa? -
" Verso i 10 anni. Me la sono fatta giocando a guardia e ladri.
 Stavo scavalcando un cancello e sono scivolata. Però l’ho scavalcato. "
- A guardia e ladri? Ma sei una femmina! -
" E allora? Era uno dei miei giochi preferiti. "
- Tu sei matta. Ma è per questo che ti adoro. -
" E tu, questa? "
- A 17 anni. E’ di quando mi sono operato. Te l’avevo detto, no? -
" Sì, in effetti sì. Ma ora che ci penso non mi avevi detto il perché. "
- Avevo la stessa malattia di mia madre, ma l’hanno scoperto in tempo. -
Lo prendesti per mano.
" Dai, andiamo a fare il bagno. "
Sembravate sospesi fuori da tutto ciò che vi circondava,
nessuna persona intorno a voi, nessuna voce, nessun rumore,
soltanto il respiro delle onde si perpetuava discreto rincorrendosi col vento.
- Se non ti bacio credo che impazzirò. -
" Dici? "
- Sì. -
< E quella prima notte a dormire a casa sua. >
Lui era così contento che avessi accettato, quasi incredulo,
che fin quando non varcasti quella soglia pensò non arrivassi mai.
Tu pensasti le cose devono andare in un altro modo stavolta, ma non ti tirasti indietro.
E le cose andarono in un altro modo.
Avevi deciso che sarebbe stato un banco di prova, lui l’imputato e tu il giudice,
restargli accanto e vedere se ti avrebbe chiesto di più,
e se il giorno dopo si sarebbe dileguato di fronte al tuo rifiuto.
Ore e ore a parlare, poi si addormentò cingendoti la vita,
e così senza provocazione e senza il minimo cenno di malizia,
restò abbracciato a te fino al mattino dopo.
" Oggi inizio a Firenze, tra un’ora parto. "
- Uffa.. come faccio a stare qui senza di te? -
" Firenze è appena a 2 ore, e si tratta solo di 5 giorni. "
- Lo so.. -
" E poi sicuramente hai già la sostituta per i giorni feriali. "
Silenzio.
- Perché dici così? -
" Lo sai benissimo perché dico così. Pensa a 3 anni fa. "
- Ora non è 3 anni fa, non voglio che tu mi dica una cosa del genere. -
" Bene. Ma guarda che è dipeso da te se ora ti dico una cosa del genere. "
- Lo so.. ma sono cambiato. -
" Spero di riuscire a crederti. "
- Farei qualunque cosa perché tu mi creda. Qualunque cosa. -
< E quel venerdì che organizzasti una delle tue sorprese folli. >
Lui ti aspettava tutte le settimane, tutti i venerdì di tutte le settimane,
e non vedeva l’ora che tornassi.
Tu pensasti che farò se il vento ricomincerà a chiamarmi, ma non ti tirasti indietro.
E il vento chiamò. E tu non lo ascoltasti.
" Avrei bisogno che lei mi assicurasse la sua presenza questa sera. "
- Ma certo miss.. In cosa posso esserle utile? -
" Non posso dirlo, è una sorpresa. Deve solo fidarsi di me. Si fida di me? "
- Dire che metterei la mia vita nelle sue mani può bastarle my lady? -
Preparasti la cena a casa tua, e una volta finita gli dicesti di seguirti.
Quando la macchina uscì dalla città era impossibile nascondere la meta.
- Al mare, mi stai portando al mare! -
" Ok, mi sembrerebbe stupido dirti di no dato che la strada la vedi da te.
Volevo bendarti, in effetti, ma temevo mi fermasse la polizia. "
Arrivaste sulla spiaggia, e dalla tua borsa uscirono le coperte,
l’incenso alla cannella, una coppa di vetro blu piena di fragole,
due calici dello stesso vetro blu e una bottiglia di spumante.
- Ma.. ma.. è bellissimo… -
" Spero che sia stata davvero una sorpresa.. "
- Sì.. nessuno aveva mai fatto niente di simile per me. -
Non saprei dire per quanto tempo rimaneste lì, ma anche se fosse stato un unico minuto,
non credo proprio che quella notte lui se la scorderà. E nemmeno tu.
- Ti voglio bene, piccolina. Ti voglio bene. -
E anche i sogni che sembrano disperdersi tra gomitoli di tempo e cumuli di polvere,
premonitori lo diventano davvero sulla sabbia, sotto al cielo e contro il mare,
e vero lo diventò anche quello, il suo,
lì, su quella sabbia, sotto quel cielo, contro quel mare,
tra la pelle e il desiderio,  davanti alla Luna e dentro gli occhi.
“ Ognuno a modo suo, ma tutti continuerebbero a raccontare di quei due
e di un’intera notte passata a restituirsi la vita, l’un l’altra,
con le labbra e con le mani […] uno dentro l’altra
- ogni palmo di pelle è un viaggio, di scoperta, di ritorno -
[…] nel grembo di quella notte stravolta, nera burrasca, lapilli di schiuma nel buio,
onde come cataste franate, rumore, sonore folate, furiose di suono e velocità,
lanciate sul pelo del mare, nei nervi del mondo, oceano mare,
colosso che gronda, stravolto […] - velluto che vola -
sospiri ad ogni passo nuovo in quel mondo che valica monti mai visti
e laghi di forme impensabili […]
chi l’avrebbe mai detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano
 - accarezzando le gambe di una ragazzina si possa correre così veloci e fuggire
- fuggire da tutto - vedere lontano - venivano dai più lontani estremi della vita,
questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati,
se non attraversando da capo a piedi l’universo,
e invece nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile […]
- forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi
che si mescolano - e nemmeno è amore, questo è stupefacente,
ma è mani, e pelle, labbra, stupore, sesso, sapore - tristezza, forse -
perfino tristezza - desiderio -
quando lo racconteranno non diranno la parola amore
 - mille parole diranno, taceranno amore -
tace tutto, intorno […] “
(A. Baricco “Oceano Mare”)
Passò poco più di un mese, da quella sera.
Mi verrebbe da dire - soltanto- ma so che ci starebbe male.
Stonerebbe.
Perché di fronte a una collana di giorni così intensi,
e tra le sue braccia forti,
perfino il ritmo del tempo si era fatto
talmente piccolo e insignificante da non sentirsi più.
Non chiedermi come riuscì a far sciogliere in quel modo
i tuoi muri, i tuoi scudi, i tuoi blocchi, le tue distanze.
Non saprei dirtelo nemmeno io.
Credo che stessi per esplodere.
 A forza di accumulare tutto, di non lasciar trapelare nulla.
Credo che lui abbia saputo darmi ciò che cercavo
nel momento esatto in cui lo cercavo.
Credo.
Viveste praticamente quasi insieme.
E tu non l’avevi fatto mai.
Non l’avevi concesso mai a nessuno.
Di lasciarti andare come permettesti a lui.
Ma fu per questo che, quando la tempesta arrivò,
non fosti capace di fuggirla, di ripararti,
di sostenere il frastuono dei suoi tuoni
e il freddo tagliente dei suoi scrosci d’acqua.
- […] Io ti voglio davvero bene
[…] non voglio dire che non voglio stare con te
[…] So che può essere difficile […] so che non mi capirai molto,
 ti chiedo solo di darmi del tempo per capire le cose attorno. -
Con una spiazzante dolcezza e una calma falsamente costruita
gli dicesti no, posso capire  e poi va bene,
prendesti la borsa e uscisti di casa in fretta,
lasciando che fossero i tuoi piedi a decidere la meta.
Ti sedesti a gambe incrociate su quel muretto raggiunto chissà come
e rimanesti lì, immobile e inespressiva come una statua di cera,
soltanto pensando
 che invece non c’era proprio un cazzo da capire,
 e non c’era proprio un cazzo che andava bene.
Soltanto sentendo
la rapacità di quegli artigli che lenti affondavano il tuo costato,
e scavavano sordidi, impertinenti, giù giù sempre più giù,
affamati come avvoltoi su una distesa di macerie,
bramosi di scovare il nascondiglio della tua amarezza, agguantarla,
e sbattertela davanti agli occhi a sottolineare la tua disfatta.
Non sono una bambina. Tu non vuoi tempo.
E’ solo una stronzata dietro cui è comodo celarsi.
 E’ solo il modo più gentile e ovattato per dirmi
 che vuoi proseguire il tuo cammino senza di me.
Senza di me.
Chissà quanta gente passò lì davanti a te su quel marciapiede,
quanti lanciarono sguardi furtivi al tuo volto chino, 
quanti sbirciarono con finta indifferenza
le parole che assemblavi a caso sul tuo taccuino,
o i movimenti nervosi delle tue mani che non trovavano riposo.
Sembravi non accorgerti di nulla.
E’ finito tutto anche stavolta,
e non è servito a niente dar retta a chi mi diceva di fermarmi,
non ascoltare la voce del vento quando ha ricominciato a chiamarmi,
bloccare le mie gambe e non scappare come ho sempre fatto.
E’ finito tutto anche stavolta,
e, mentre tu ti allontani, tra le mie dita non resta
che l’ennesimo castello di domande irrisolte.
E’ finito tutto anche stavolta.
Te ne sei voluto andare anche tu.
Anchetuanchetuanchetuanchetu.
Fu il calore lento e denso di quella lacrima sulla tua guancia gelida
a riportarti di colpo alla realtà,
si districò inopportuna dalla rete delle tue ciglia
e scivolò dall’angolo dell’occhio, alla bocca, al mento, al foglio,
sale sulle labbra e groviglio di inchiostro sbiadito sulla carta.
Che cosa sto facendo? Io non piango mai, non piango mai.
E non devo farlo adesso, no non devo.
Credevi forse che le emozioni si dominassero a comando?
Come potevi pretendere quello da te stessa?
Non era possibile che tu ci riuscissi,
non dopo ciò che in te era successo,
ciò che in te era cambiato,
con lui.
Cominciasti ad aspettare, forse senza neanche accorgertene.
Aspettavi che tornasse.
Aspettavi che magicamente scomparisse dalla tua testa.
TornaScompariScompariTorna.
Si rifece vivo una decina di giorni dopo,
vi incontraste, ti abbracciò stretta, ti disse che gli eri mancata.
Ti chiese infinite volte scusa.
Volevi essere felice, credere che tutto fosse risolto, me lo ricordo, sai.
Ma ricordo anche che qualcosa ti fermò.
Un’ombra vaga, cupa, insondabile, negli occhi di lui.
" Va tutto bene? "
- Sì.. -
  " Sei sicuro? "
- Sì.. -
No, non era vero, e te n’eri già resa conto.
La tempesta non era ancora finita.
Passarono tre giorni e lui sparì, ma sparì sul serio.
Inutili i tuoi tentativi di rintracciarlo, di provare a parlargli,
al telefono non rispondeva.
Voglio soltanto capire, soltanto capire.
Voglio soltanto la verità.
La tua amarezza si trasformò in rabbia, eri fuori di te,
e ci mettesti un attimo a scrivere quel messaggio e a inviarlo,
senza pensarci troppo, senza cenno di indecisione.
" Sono sempre stata una persona comprensiva,
ma se c’è una cosa che odio è non chiarire le cose.
Penso di averne il diritto, non ti pare?
E se il tuo scopo era uno solo, bene, bravo, ci sei riuscito.
Ma si poteva evitare tutto questo teatrino.
[…] Vuoi che non ci vediamo più?
Ok, va bene. Stop. "
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
Brava, complimenti, ci sei cascata un’altra volta.
E bravo anche te, che sei riuscito a farmi abbassare le difese,
 a strapparmi la fiducia che non do’ mai a nessuno.
A illudermi. Di contare almeno qualcosa.
Volevi scoparmi, eh? Perfetto, ci sei riuscito.
Gran cosa, sai, è sempre stata un’impresa ben difficoltosa e rara.
Ma d’altra parte sono io la stupida. Solo io.
Io coi miei sogni e i miei ideali del cazzo.
Ti chinasti, raccogliesti i tuoi cocci e le tue cianfrusaglie,
e ricominciasti a correre. Correvi e correvi senza sapere dove andare.
Credo che volessi raggiungere te stessa.
E con te stessa fare pace, con te stessa tornare a parlare, spiegarti,
con la saggezza di una madre comprenderti,
e guidarti prendendoti per mano.
Era appena cominciato Dicembre,
quando, avvolta in una coperta, ti accovacciasti sul divano,
e seguendo i disegni tracciati in aria dalla tua sigaretta
pensasti che stava arrivando l’Inverno
e che era il momento di riposarsi, di riprendere fiato.
Eri serena, non c’era più rabbia, più smarrimento, più orgoglio,
non c’era più paura.
C’era soltanto una crepa nel muro che era rimasta aperta in malo modo
e che faceva entrare un sottile ma pungente soffio di aria fredda,
raggelando la stanza, condensando il respiro.
Prendesti il telefono. E scrivesti.
" E’ in serate come questa che mi chiedo
se proprio non ti ho lasciato nulla.
Se proprio dovevamo rovinare tutto col rancore.
Se mi pensi mai,
o son passata come vento . "
La sua risposta fu immediata.
- Penso sempre a come ti ho trattato a cazzo.
E ancora di più penso al fatto che non te lo meritavi. Non tu.
[…] Mi piacerebbe poterti di nuovo chiamare. Almeno spiegarti.
Anche se ormai è troppo tardi per rimediare. -
Va bene. Ce la posso fare.
Va bene. In fondo c’è sempre un telefono in mezzo.
Va bene. Volevo la verità, no?
Va bene. <

- Continua -



Affidato alle Onde da StregaDelMare alle 20:25 .:commenti (28):.



domenica, 06 febbraio 2005
 

Tocca a lui adesso - Prima Parte - 

*Music: We Are (Ana Johnson)

> Hai raccontato a lungo del tuo piccolo re,

di lidi, di nubi, di girotondi e di farfalle.
Hai raccontato di lei, di quell’anima come la tua,
e di quel pezzo di cuore, di te, partito da qui troppo presto.
Hai raccontato degli occhi verdi più belli che avessi mai visto,
e anche del piccolo principe di quand’eri bambina.
Manca un colore in questo arcobaleno.
Tocca a lui adesso, credo proprio che tu glielo debba.
Lui?
Sì, lui. Il tuo cavaliere. Voglio chiamarlo così.
In tutte le storie che si rispettino ce n’è uno.
Già. E ce n’è uno anche qui.


Te la ricordi bene la sera in cui vi siete conosciuti.
Nove Settembre DuemilaUno.
3 anni 4 mesi e 28 giorni fa.
Io non lo so perché nella tua testa le date restino impresse
come solchi su lastre di marmo,
te lo chiedono tutti come fai come ci riesci come puoi,
qualcuno scherzando ti ha chiamato pure anagrafe,
è che non te ne rendi conto, mica lo fai apposta,
si fermano lì, le date, così, prepotenti e orgogliose,
e non se ne vanno.
Ma neanche lui se ne'è più andato, da allora.
Prepotente e orgoglioso come loro?
No, niente affatto.
Impercettibile come un respiro trattenuto,
una parola pensata e non pronunciata,
un libro di cui a tratti hai letto solo qualche pagina.
Tra l'altro quella era stata pure una seratina del cazzo,
a pensarci bene, per tutte e tre, tu, E. e S.,
girovagando senza meta in macchina tra discorsi isterici
ed elucubrazioni mentali tipicamente femminili
su quanto gli uomini siano stronzi e insensibili e contorti e.
E, tra scatti di invettive alternate a malinconie, eravate finite lì,
un po' per inerzia forse, un po' come fosse una tappa obbligata,
dai via, andiamo dal bombolonaio, mangiamo qualcosa
che dia perlomeno sollievo alle nostre papille gustative
e poi a letto, finalmente a letto.
Già. Peccato che poi a letto ci foste andate più di 3 ore dopo,
cioè praticamente era mattina.
Tutta colpa del caso.
Ma che cosa stai dicendo?
Pensi forse si trattasse veramente di < caso > ?
Proprio tu che alle coincidenze non hai mai creduto,
che dici sempre che non esistono.
Che nessun incontro, nella sua essenza, è privo di significato,
e se non è necessario, semplicemente non avverrà.
Lo sai che doveva succedere, mi sembra piuttosto palese, adesso.
Adesso.
Lui non ti toglieva gli occhi di dosso.
Eravate sedute come tre profughe su quello scalino,
contornate dalle più allettanti schifezze alimentari,
e lui non ti toglieva gli occhi di dosso.
Perché mi fissa? Mi dite per favore se mi sono spiaccicata
la pizza sulla faccia? Mi si è mica sbavato il rossetto?
Beh però è carino eh. Molto carino.
E prima che tu terminassi quella sequela di interrogativi sconclusionati,
eravate già di fronte, voi tre e lui e i suoi due amici.
" Che giorno sei nato? "
- 17 Aprile, perché? -
" Nessun perché, lo chiedo sempre a tutti,
 è sempre la seconda domanda che faccio dopo il nome.
Ariete, quindi. "
- Sì.. E tu, di che segno sei? -
" Gemelli ascendente Pesci. "
Conducevi la conversazione perfettamente sicura di te,
ed eri così abile a sostenere il suo sguardo,
perché in un attimo, senza che gli altri se ne rendessero conto,
aveva fatto in modo che tu lo capissi lontano dal minimo dubbio.
Che non c'entrava niente la pizza, e nemmeno il rossetto.
- Ero rimasto incantato dai tuoi occhioni bellissimi. -
E questo ti piaceva, di' la verità.
Perché tu lo volevi non meno di quanto lui volesse te.
Si vedeva da come ti muovevi, parlavi, respiravi,
da come sottilmente cercavi di mantenere la sua attenzione,
da come silenziosamente avevi iniziato a tessere la tua tela,
forte di quell'alchimia strana che vi aveva legato dal primo istante.
Ma chissà. Chissà se la storia avrebbe avuto un seguito.
La serata finì con uno scambio di numeri,
di tutti con tutti, voi tre e loro tre..
eppure, nemmeno mezz'ora dopo esservi salutati,
lui ti aveva mandato già il primo messaggio.
Lui. A te.
Guarda un po'.
Molto discreto ed elegante, a dir la verità,
in cui includeva anche i saluti per le tue amiche,
ci sapeva fare eh?
Comunque sia, c'erano ancora una volta le partenze di mezzo,
e pochi giorni dopo quel cazzutissimo treno che ti avrebbe portato via.
Ma tu avevi bisogno di quello in quel momento,
di quel gioco, di quella seduzione, di quell'attrazione,
sì che ne avevi bisogno, anche se non lo vuoi ammettere,
è umano, cerca di capirlo, è umano anche se a te sembra una debolezza.
Credi che abbia dimenticato le lacrime che trattenevi con forza
ogni volta che vedevi il tuo piccolo re con lei?
Ogni volta che ti mettevi a contare i giorni per accorgerti stremata
che erano quasi 2 anni che stavano insieme?
Ma lui non la ama.
Va bene era vero che non la amava, però si faceva la sua vita.
E non era con te.
Non. Era. Con. Te.
E così, il giorno prima che tu partissi, tu e lui vi eravate incontrati.
Un unico pomeriggio insieme,
un unico lunghissimo, intenso e tanto atteso bacio
- Era dal primo momento che ti ho vista che volevo farlo -
saluti che sembravano non dover finire mai
- Io non voglio che tu vada via. -
" Devo, non c'è soluzione. "
- Perché ci siamo conosciuti soltanto ora?
Se solo ci fossimo incontrati prima.. -
Se se se se. Scivolasti via veloce, senza voltarti indietro,
ne avevi già troppi di se dentro alla testa, non ce ne volevano altri,
e forse per una volta i tuoi piedi potevano essere più svelti di loro.
Passarono 3 mesi prima che vi rivedeste, 3 mesi di lunghe telefonate,
e quando torni, ho voglia di vederti, non vedo l'ora che tu sia qui,