Tocca a lui adesso - Terza e Ultima Parte
*Music: Welcome To My Truth (Anastacia)
> Non rispondesti subito, lo lasciasti squillare per un po’.
Mi sembra il minimo.
- Come stai? -
" Uh, bene. Bene davvero. "
Però. Mai pensato di fare l’attrice?
[…]
- Sei a Firenze? -
" Certo. Domani ospedale.
E comunque è un bel po’ che non torno, neanche il fine settimana.
Sono rimasta quasi sempre qui. "
- Sai, un sabato notte ti ho visto.. eri in macchina ferma al semaforo
vicino casa mia con una tua amica, io stavo attraversando.. -
" Possibile. "
- Volevo avvicinarmi, chiamarti..
poi ho pensato che se l’avessi fatto mi avresti mandato
clamorosamente a fanculo.. -
" Sì, in effetti non avevi pensato male.
Ti avrei proprio mandato a fanculo. "
- Magari mi avresti anche messo sotto eh? -
" Ora non esageriamo. Sono sempre un medico,
e non mi sarei mai sporcata la fedina penale per investire te. "
Dio, com’eri gelida.
[…]
- Vorrei che potessimo vederci, se ritorni..
Vorrei parlarti.. -
" Torno soltanto se ho un buon motivo per tornare. "
- Allora.. il messaggio che mi hai scritto.. voglio dire… -
" Lo so che cosa vuoi dire, e la risposta è sì.
Sì lo pensavo sul serio.
Perché io, quando faccio qualcosa,
lo faccio perché lo sento, perché ci credo, perché è vero.
Non ho mai fatto nulla così tanto per fare.
Io.
A differenza di qualcun altro. -
Non ti smuovevi di un millimetro.
[…]
- Per me non è mai stato un teatrino, mai.
Se ti ricordi ti dissi che non volevo perderti.
E non volevo perderti, non volevo.
E invece è l’unica cosa che sono riuscito a fare. -
" Lo sai che ci metto sempre tanto a chiudere una porta.
Ma sai anche che quando la chiudo non la riapro più. "
- Lo so.. infatti. -
" Infatti vedi di non farmela chiudere del tutto, quando ritorno. "
- Allora ritorni!!! -
Non aggiungesti nulla.
Saluti sbiaditi, e chiudesti la conversazione.
Certo che saresti tornata.
Colpa di quel lato del tuo carattere che non ti permette
di andare oltre le cose finché non le hai sviscerate fino in fondo,
scovate carpite succhiate denudate.
Sei fatta così. Non sei mai riuscita a voltare una pagina
prima che ogni parola abbia trovato voce,
e ogni figura la giusta collocazione.
Certo che saresti tornata.
Ma lui avrebbe dovuto aspettare.
Mica penserà che mi precipiterò immediatamente da lui
dimenticando tutto, come se nulla fosse successo?
Come se non mi avesse fatto così male?
Era il giorno prima della vigilia di Natale quando vi rivedeste.
Ore 15. Giardino sotto casa tua.
Decidesti tu, e in quel modo ti sembrò la scelta più formale.
Ti fermasti su una panchina stretta nel tuo cappotto di lana
e nella tua convinzione di restare eterea, lontana, distaccata,
gambe accavallate, un libro di astrologia sulle ginocchia.
Arrivò, e ti si mise a sedere accanto.
" Vedi di non avvicinarti troppo se no mi sposto sull’altra panchina. "
Lentamente cominciaste a parlare,
e come stai e tu, come va il lavoro e tu, novità e tu.
Lui ti guardava, seguiva il tuo profilo senza perderne un granello,
le tue ciglia i tuoi zigomi il tuo collo i tuoi capelli,
i giochi che il sole intrufolandosi tra gli alberi ti dipingeva addosso.
Tu fissavi un punto indefinito all’orizzonte,
o i tuoi stivali, o quei ragazzini chiassosi sui loro motorini,
senza voltarti, voce pacata ma decisa, diretta.
A un tratto si alzò, frenetico, inquieto,
con la tensione di un cielo carico di elettricità
un attimo prima del temporale,
e l’agitazione di chi ha schiere di frasi confuse in testa
a graffiarsi, mordersi, cercando una via d’uscita.
- C’è una cosa che devo dirti prima di tutto il resto..
una cosa che devi sapere, e devi saperla adesso, da me,
prima che tu venga a scoprirla più avanti o in un altro modo.. -
Ecco, ci siamo, su.
Ora mi dirà che c’è un’altra nella sua vita,
che c’era già prima,
che c’era quando stavamo insieme,
che mi ha piantato per lei,
e che ho un cesto di corna in capo degno di una renna.
- Mi hanno buttato fuori di casa. -
" Che cosa?? "
- Sì. Cioè, me ne sono andato io, per forza, è che.. se non avesse alzato le mani.. -
" No, no, un attimo. Aspetta. Chi?
Vuoi spiegarmi bene? Non capisco. "
Un litigio terribile col fratello più grande, l’ennesimo,
ma stavolta ogni argine era stato superato in maniera irreparabile.
- E’ come mio padre, come mio padre.. -
ripeteva coi pugni stretti e gli occhi incrinati, e tu ascoltavi muta,
lui, suo padre - stipato in quella ferita d’ira e di veleno -
non lo nominava mai, farlo significava riaprirla, ravvivarla,
sangue che brucia sotto frustate d’acido.
" E ora dove stai? "
- Un po’ da Fabio, un po’ da Fiz, un po’ in albergo..
mi sto cercando una casa ma è un gran casino, i soldi, le feste..
ma devo trovarla in fretta, hanno già fatto tanto per me. -
E come le foglie che, quel pomeriggio, gocciolavano quiete dagli alberi
intrecciando un morbido tappeto d’umidità e memoria ai vostri piedi,
così, pian piano, a piccoli passi tra i sapori e le luci del Natale,
gli equivoci scolorirono, i nodi si slegarono,
e ogni frammento ritrovò l’esatta posizione nel suo spazio vuoto.
" Perché sei sparito? Perché? "
Era successo tutto così in fretta. Tutto così insieme.
E uno.
- Una mattina sono andato a lavoro e il mio capo mi aspettava per licenziarmi.
Senza un cazzo di preavviso. Senza un cazzo di motivo. -
" Ma hai sempre lavorato come un mulo.. "
- Appunto. -
" E adesso? "
- Ne ho trovato un altro, per fortuna. -
E due.
- E poi lei.. bisognava soltanto chiudere tutto come due adulti,
e invece non sono state che le solite litigate.. 2 anni buttati nel cesso. -
" Lei Eleonora? "
- Sì.. -
" L’hai rivista quindi. "
- Sì ma te lo giuro, non è successo niente. Niente.
Ci eravamo lasciati molto male, ricordi?
Dovevamo solo trovare una conclusione civile. -
" Trovata? "
- Più o meno. Ma va bene così. Basta così. -
E tre.
- E per finire il disastro a casa. -
E il cerchio si era chiuso.
Eri combattuta, divisa, due voci sincrone dentro di te
scalpitavano uggiose per predominare l’una sull’altra
e io che avevo pensato male
ma mi ha ferito.. quanto mi ha ferito
e come posso non tendergli la mano
ma se fidarmi fosse un errore
" Ma perché non mi hai detto nulla, cazzo perché? "
- Non lo so.. non lo so.. Non capivo più niente,
era solo una merda, non riuscivo a badare a me stesso.
Come avrei potuto badare a te, aver cura di te? -
" Dovevi parlarmene. Parlarmene. Sarebbe stato più facile.
Se mi avessi spiegato subito ogni cosa.
Anche di lei. Sì, anche di lei.
Se mi avessi detto che c’erano ancora problemi,
che dovevi vederla, avrei capito. 2 anni sono tanto tempo,
mi sembra lecito che non svaniscano in un soffio.
Te lo dico adesso, e vedi di impararlo, questo, di me.
Non è sentire la verità che mi fa impazzire, per quanto sia pesante.
E’ non avere una parola, un motivo, una spiegazione. "
Perché non riuscivi a scappare, a fuggire veloce,
dissolvendoti nella scia del tuo profumo,
sciogliendoti come bianca spuma sulla sabbia,
lasciando di te solo l’orma argentea del tuo passaggio,
come avevi sempre fatto?
Le tue risposte le avevi avute,
e allora che cosa aspettavi ancora?
Che cosa cercavi? Che cosa volevi?
- Grazie, grazie davvero.
Di tutto quello che fai per me. Di tutto.
Sono stato solo uno stupido idiota a lasciarti andar via. -
" Non farti illusioni. Mi hai fatto male, e lo sai.
Non sono un’ingenua. Non ho dimenticato.
Non dimenticherò.
E non sarà facile riavere la mia fiducia. "
No, non hai dimenticato. Né lo farai.
E non è per niente facile riguadagnarsi la tua fiducia.
Ma.
Giorno per giorno, pezzo dopo pezzo,
lui ci prova,
in ogni più piccolo gesto sorpresa scherzo carezza,
slancio travolgente o vellutato abbraccio.
" Sai, oggi ripensavo alla sera che ci siamo conosciuti.
E’ che mi sembra passato un secolo. E forse tu neanche la ricordi. "
- Certo che me la ricordo.
L’unica cosa che ho dimenticato è quello che avevo mangiato. -
" […] Ricordo che mi fissavi, e mi chiedevo se fosse perché
mi ero sbrodolata con la pizza o perché mi si era sbavato il rossetto. "
- No. Niente di tutto quello.
Ero rimasto incantato dai tuoi occhioni bellissimi. -
E intanto.
Giorno per giorno, pezzo dopo pezzo,
tu vernici,
con le chiassose pennellate della tua allegria,
gli oscuri spettri del passato che gli infestano le notti e i silenzi.
- Sai, ogni volta che ridiamo così, che mi fai ridere così,
mi rendo ancora più conto di quanto mi manchi quando non sei qui.
Stai diventando una persona davvero importante nella mia vita. -
Chi l’avrebbe mai detto.
Lui no. Forse.
Tu no. Sicuramente.
Nemmeno io. In effetti. Touchè.
Eppure ora ne sono passati quasi altri due, di mesi,
e siete ancora insieme.
E lui ancora ti ripete, stringendoti,
- Grazie.. -
" E di che? "
- Perché mi stai vicino. -
Ma tu l’hai sognato di nuovo, l'altra notte, è così?
Sì. L’ho sognato. Di nuovo.
Il mio piccolo re.
Me ne vuoi parlare? Ti va?
Forse ti farà bene.
Riesco a ricordare pochissimo..
mi aveva visto con lui, aveva saputo di noi.
E poi?
Poi mi ricordo che eravamo di fronte,e a un tratto
io mi voltavo di spalle, e facevo per andarmene.
E?
E lui mi afferrava, le sue braccia intorno alla mia vita.
Il suo viso appoggiato alla mia schiena.
Mi sembrava di sentirli davvero..
mi sembra di sentirli ancora.
Uno slancio estremo, una stretta densa di parole,
potevo udirle chiaramente anche se scaturite da un gesto
senza alcuna emissione di voce
- Aspetta, non te ne andare.. -
Io mi fermavo. E lo guardavo.
E lui?
Lui mi diceva qualcosa che non ricordo,
solo una frase mi è rimasta davanti
- Mi chiamerai di nuovo? -
E tu, tu?
Continuavo a puntargli gli occhi addosso
" No, non lo farò. Non adesso. " rispondevo
" Te ne ho date tante vinte io.
Credo che per una volta spetti a te. Per una volta. "
E di getto ti sei svegliata, sedendoti sul letto,
coperta incastonata tra le dita, respiro soffocato in uno spasmo.
Ci hai messo qualche secondo a capire dove ti trovavi,
anche se eri a casa tua.
Poi ti sei voltata, e l’hai visto.
Era lì, il tuo cavaliere, accanto a te,
perso nei meandri del suo sonno e dei suoi sogni.
Hai sorriso, mentre un velo di pioggia salata
ti offuscava lo sguardo.
Non si è accorto di nulla..
Ti sei sdraiata di nuovo, hai chiuso le palpebre,
e hai scongiurato di riaddormentarti in fretta.
“ Musica dai suona più forte,
non voglio sentire quello che non riesco a capire […]
E non mi chiedere come farò, io non lo so,
perché l’unica risposta che ora sento è una domanda,
che ne sarà di noi, che ne sarà di quel che ieri eri tu.
Forse sarà che poi perdendoci ci ritroviamo.
E ora lo so che non si annega quelle volte che non c’é un perché,
come la vela sul mare che si spiega io mi lascerò portare fino a che..
Non mi chiedere più come farò, non lo so,
perché l’unica risposta che ora conta è una domanda,
che ne sarà di noi, che ne sarà di quel che ieri eri tu.
Forse sarà che poi perdendoci ci ritroviamo. Ci ritroviamo. “
(G. Grignani “Che Ne Sarà Di Noi”)
Ti manca, vero?
Il tuo piccolo re.
Può non mancarti una parte di te?
Una parte così GRANDE di te?
Può?
Forza dimmelo, tu che sai sempre tutto, dimmelo.
Certo che mi manca. Mi manca da morire.
Da morire.
Scusami, ho davvero esagerato stavolta.
No. Non so sempre tutto, purtroppo.
So che una storia come quella che state vivendo
tu non l’hai mai vissuta.
So che di uomini un po’ ne hai avuti,
ma nessuno ti ha mai dato quello che ti sta dando lui.
So che sei sempre fuggita, dietro al vento e dentro al vento,
così dannatamente in fretta, prima che fosse troppo tardi,
e nessuno è mai riuscito a fermarti come ha fatto lui.
So che anche adesso l’hai sentito chiamarti, il vento,
e hai avuto paura.
Paura di vedere te stessa fargli del male.
So che non accadrà mai,
e attenderai che lo faccia lui prima di farlo tu.
No. Non so sempre tutto.
So solamente che.
Che lui aveva bisogno di un arcobaleno finalmente a rischiarare il cielo
e quell’arcobaleno lo sta trovando in te.
Che tu, anche tu, hai bisogno di sentirti desiderata, voluta, cercata.
Hai bisogno di sentirti amata. E ne hai bisogno adesso.
Forse un po’ te lo meriti. Adesso.
E LO SO PERCHE' IO SONO TE.
E allora non pensare al futuro, non pensare neanche a domani.
Immergiti in questo momento come una rosa
che apre i suoi petali per un unico giorno di sole.
Come una farfalla che dischiude le ali per un unico giorno di volo.
Ora dopo ora, senza interrogativi e torture, solo col piacere di vivervi.
Insieme.
- Rifallo. -
" Che cosa? "
- Sorridere come stavi facendo. -
" Oddio, perché? Mi è rimasto qualcosa in mezzo ai denti?? "
- Scema.. Perché hai un sorriso bellissimo.
E voglio vederlo ancora. -
“ Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e volerne altri cento,
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai […]
E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai […] “
(F. De Andrè “Amore Che Vieni, Amore Che Vai”) <